Il primo ministro montenegrino Milojko Spajić ha dichiarato giovedì (27 agosto) di aver ricevuto informazioni di intelligence considerate serie, secondo le quali sarebbero in corso tentativi di ostacolare gli sforzi del Paese per soddisfare le condizioni necessarie alla piena adesione all’Unione europea.

Spajić ha affermato che gli sforzi di Podgorica saranno accompagnati da attacchi ibridi coordinati, finalizzati a destabilizzare il Paese, ai quali potrebbero prendere parte rappresentanti di almeno due Stati della regione.

“Secondo le informazioni in nostro possesso, queste attività mirano a destabilizzare il Montenegro e dovrebbero ricevere il sostegno di alcuni attori politici e di una parte dell’ambiente mediatico del Paese. Ciò non fermerà il percorso europeo del Montenegro, che è più importante degli interessi quotidiani di qualsiasi struttura politica”, ha dichiarato Spajić. Il premier non ha identificato i due Paesi potenzialmente coinvolti, né ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni.

Sempre giovedì, l’emittente pubblica montenegrina RTCG ha riferito che il gruppo di lavoro del Consiglio dell’Unione europea sull’allargamento dovrebbe esaminare la prossima settimana le posizioni negoziali preliminari relative alla chiusura provvisoria di quattro capitoli: il Capitolo 14 sulla politica dei trasporti, il Capitolo 12 sulla sicurezza alimentare, il Capitolo 18 sulle statistiche e il Capitolo 19 sulla politica sociale e l’occupazione.

Podgorica si aspetta che i quattro capitoli vengano chiusi rapidamente durante una conferenza intergovernativa tra Unione e Montenegro, prevista per il mese prossimo. Il Montenegro ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e ne ha provvisoriamente chiusi 18. Il Paese balcanico punta a chiudere provvisoriamente tutti i capitoli entro la fine dell’anno, nel tentativo di raggiungere il proprio obiettivo strategico di diventare il ventottesimo stato dell’Unione nel 2028.

Sebbene Spajić non abbia specificato quali Paesi potrebbero essere coinvolti nelle attività ibride, le tensioni tra Belgrado e Podgorica sono aumentate quest’anno. Le autorità montenegrine hanno accusato alcune strutture politiche di Belgrado di non essere disposte ad accettare il Montenegro come Stato sovrano. Anche le questioni irrisolte tra Montenegro e Croazia potrebbero complicare i negoziati di adesione di Podgorica.

I problemi con Serbia e Croazia

Le relazioni tra Montenegro e Serbia sono peggiorate drasticamente negli ultimi mesi, con controversie riguardanti sicurezza, media e influenza politica che si sono aggiunte a divergenze di lunga data legate al sempre più deciso allineamento di Podgorica all’Unione europea.

Le tensioni hanno raggiunto il culmine alla vigilia del vertice tra Unione e Balcani occidentali di Tivat, a giugno, quando le autorità montenegrine hanno impedito l’ingresso nel Paese a 87 cittadini serbi, citando informazioni di intelligence secondo cui la loro presenza avrebbe rappresentato un rischio per la sicurezza. I passeggeri trasportavano apparecchiature per comunicazioni a lunga distanza, una radio marina e striscioni con lo slogan “La Serbia vince” (Srbija pobeđuje).

Il gruppo era arrivato con un volo charter da Belgrado e, secondo quanto riferito, comprendeva persone legate al Partito Progressista Serbo al governo e attivisti filogovernativi. Belgrado ha risposto rafforzando i controlli al confine con il Montenegro, mentre l’Agenzia per la sicurezza e l’informazione serba (BIA) ha messo in guardia il presidente Aleksandar Vučić dal recarsi a Tivat, citando presunte minacce alla sicurezza. Vučić ha comunque partecipato al vertice.

L’incidente ha provocato un’ulteriore disputa diplomatica e, successivamente, Vučić ha accusato il Montenegro di condurre una “guerra ibrida” contro la Serbia. Podgorica ha respinto l’accusa, evidenziando il tono sempre più conflittuale assunto dai rapporti tra i due Paesi vicini.

Le tensioni si sono estese anche al settore dei media. La Serbia ha impedito l’ingresso nel Paese a rappresentanti dei media montenegrini, tra cui il giornalista di TV Vijesti Petar Komnenić e l’attivista per i media Vuk Maraš. I divieti sono stati condannati dalle organizzazioni dei giornalisti, che hanno chiesto a Belgrado di revocarli. Podgorica ha a sua volta vietato l’ingresso in Montenegro a Dragan Vučićević, direttore del tabloid Informer e vicino alle autorità di Belgrado.

Al centro della disputa vi è una più ampia divergenza geopolitica. Il Montenegro, diventato indipendente dall’unione statale con la Serbia nel 2006, è entrato nella NATO nel 2017 e ha allineato strettamente la propria politica estera a quella dell’UE, anche imponendo sanzioni alla Russia dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina.

La Serbia, invece, ha mantenuto stretti rapporti con Mosca e non ha aderito alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Il Montenegro riconosce inoltre il Kosovo, posizione respinta da Belgrado.

L’influenza di Belgrado sulla politica interna montenegrina rimane un’altra fonte di attrito. Le forze politiche filoserbe continuano ad avere un peso significativo in Montenegro, mentre Podgorica ha ripetutamente espresso preoccupazione per le interferenze politiche provenienti dalla Serbia.

Anche le relazioni tra Podgorica e Zagabria sono condizionate da diverse questioni bilaterali irrisolte. La Croazia chiede di trovare una soluzione riguardo al risarcimento degli ex prigionieri dei campi di concentramento, alla sorte di 14 persone scomparse durante la guerra d’indipendenza croata, al perseguimento dei crimini di guerra, alle rivendicazioni patrimoniali e legali dei cittadini croati, alla delimitazione marittima e alla sorte del veliero Jadran.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

, , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *